di Claudia Tatasciore
LisT 2 ⊛ Roma: Aracne 2009 ⊛ pp. 168 ⊛ € 14.00
Uno dei denominatori comuni delle “scritture transculturali” è la riflessione sulla lingua, che si interroga sull’identità e sulle responsabilità individuali e collettive, sul rapporto del parlante con il mondo esterno, sulla comprensione del sé e dell’altro. Per Terézia Mora la lingua è strumento, oggetto e allegoria di una tale stratificata riflessione. Pertanto anche i suoi testi si prestano ad un’analisi su più piani, a partire da quello del bilinguismo dell’autrice, cioè del suo personale rapporto con la lingua tedesca e con quella ungherese, per passare alle modalità con cui esso influisce sulle scelte stilistiche nel tedesco come lingua di scrittura arricchita del sostrato ungherese. Fino ad arrivare a considerare la lingua stessa nella sua concreta problematicità. La distinzione tra Zunge e Sprache finisce per farsi metafora dell’incrinarsi della funzione comunicativa, quando la lingua non assorbe più il gusto della realtà circostante, ma sa di artefatto e calcinoso.



